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Costruire il portafoglio con fondi comuni o etf ?

Dalla metà degli anni ’90 è in corso un dibattito i sostenitori della “gestione passiva” e la “gestione attiva” dei portafogli ed in particolare sull’opportunità di pagare una commissione di gestione al fondo quando la maggior parte di essi non riescono a battere l’indice di riferimento (Benchmark) nel medio/lungo periodo.

I fautori di una gestione attiva sostengono che i gestori di talento sono in grado di identificare azioni con il maggiore potenziale di crescita ed evitare di acquistare quelle destinate a scendere.
Possono vendere la azioni prima del ribasso e ri-entrare nel mercato prima del rimbalzo, superando così il loro indice di riferimento .

Chi contesta tale affermazione adduce a sostegno della critica il fatto che la maggior parte dei fondi a gestione attiva (3 su 4) sottoperformano i loro indici di riferimento.
Prova evidente che si deve solo acquistare un fondo indicizzato.

Tuttavia, ci sono diversi problemi con l’analisi.
In primo luogo, non vi è nessun gestore che può battere un fondo indicizzato ogni anno, anno dopo anno, nel corso di un lungo periodo di tempo, anche semplicemente imitando l’indice.

Il differenziale di prestazioni nel tempo è dovuto ai vantaggi che un indice ha più di un fondo che possiamo riassumere in:

  • Non ha costi di negoziazione
  • Non ha spese da pagare (costo del personale connesse, costruzione e costi di infrastruttura, ecc)
  • Non paga le tasse
  • Non deve compensare rimborsi o flussi di liquidità

L ‘indice di riferimento è quindi una creatura mitologica al pari del Minotauro e che esiste solo nella nostra immaginazione. 

Tuttavia, l’indice è utilizzato come punto di confronto per giudicare i gestori mettendoli in competizione con un avversario che non possono battere. E questo crea frustrazione (nei gestori e negli investitori).

Il confronto in ambito finanziario è il motivo principale per cui i clienti hanno difficoltà a rimanere pazientemente seduti. Dietro l’angolo vi è in agguato un confronto pronto a distoglierli dai loro obiettivi.

Se dite a un cliente che ha guadagnato il 10% sarà molto contento. Ma se successivamente lo informerete che gli altri hanno guadagnato l’11% lo rattristerete. L’intero settore dei servizi finanziari si basa sul rendere le persone tristi (tramite il confronto) in modo da convincerli a spostare i loro soldi. Movimenti che creano commissioni che riducono ulteriormente i rendimenti.

Per questo motivo in un recente articolo abbiamo proposto di utilizzare per il confronto tra fondi o strategia di investimento l’Ulcer Index in alternativa al più noto Sharpe Ratio e Benchmark vari.

Un altro aspetto da non dimenticare è che in un mercato in continuo rialzo come quello degli ultimi (sostenuto dal generoso intervento delle banche centrali) non è l’ideale per mette in luce le reali capacità dei gestori (a nostro avviso contenere le perdite nelle fasi di ribasso). Un esempio è quello che è accaduto nel 2008 e  2009 in cui molti gestori hanno battuto gli indici di riferimento. Data l’eccezionalità di quel periodo (forte ribasso seguito da forte rialzo) è difficile capire se il risultato del fondo è dovuto alla bontà delle scelte del gestore. Lo stesso Francesco Caruso (analista finanziario che cura il sito Cicliemercati di cui condividiamo di apprezziamo l’approccio ai mercati finanziari tramite l’analisi dei cicli) nel suo ultimo articolo Come si seleziona un fondo di investimento consiglia di escludere il 2008/2009 dall’analisi ed offre alcuni spunti per selezionare il fondo migliore.

Scegliere il fondo migliore significa selezionare quello che presenta il miglior rapporto rendimento/rischio e non semplicemente quello che ha ottenuto la performance più elevata. Che poi la selezione avvenga partendo dall’analisi dei singoli fondi o dalla selezione del miglior gestore (vedi il ns articolo del 20/05/2014) poco importa. Fondamentale è adottare una precisa metodologia di selezione ed avere ben presente quali indicatori prendere in considerazione nell’analisi.

Ricordiamo che la semplice selezione del fondo non esaurisce il processo di investimento, ma è il secondo passaggio nella costruzione del portafoglio titoli. Alla base sta la definizione della strategia/metodo con cui affrontare le varie fasi (cicli) del mercato necessaria per contenere le perdite nelle fasi di ribasso (fondamentale in un’ottica di investimento di medio/lungo periodo) e seguire il trend in quelle di rialzo.

Per fornirvi un esempio grafico del risultato che si può ottenere abbiamo messo  confronto l’andamento da inizio anno del ns portafoglio modello Easy Short composto da Etf con lo stesso portafoglio replicato in fondi comuni (selezionati con i criteri sopraccennati).

Dove sta la differenza ?

Nell’aver perso di meno ad inizio anno !!

 

ptf easy in fondi vs etf

 

 

Buona lettura e buon investimento a tutti !


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