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Dottore considerato la cura che sto facendo che fondo comune mi consiglia ?

“Caro paziente prima di prendere in considerazione quali prodotti acquistare le consiglio prima di tutto di adottare una strategia di investimento per non peggiorare la sua ulcera”.

Il siparietto sopra riportato serve ad introdurre l’argomento di oggi e in dettaglio la variabile più importante nella costruzione del portafoglio del cliente. Quella che, se mal gestita, è in grado di compromettere la migliore asset allocation e provocare danni irreparabili al patrimonio dell’investitore. Tale variabile è:

il cliente

o meglio

il suo STOMACO

Purtroppo non potendola eliminare è necessario gestirla.
Chi ha sentito parlare o ha avuto modo di leggere articoli sulla  finanza comportamentale già conosce l’assunto per cui “nelle decisioni di investimento le perdite pesano più dei guadagni“. Ciò significa che una perdita di 1.000 euro procura un disagio maggiore della felicità dovuta ad un guadagno di pari importo.

Le conseguenze di questo atteggiamento, in alcuni casi dominante, possono essere devastanti e portare a comportamenti contrari a quelli che dovremmo porre in essere per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati.

Ma quali sono i costi e gli effetti?

L’avversione alle perdite è ad esempio uno degli errori più comuni nelle scelte di investimento e può indurre l’investitore vendere frettolosamente le azioni che hanno aumentato il loro valore per realizzare il guadagno (per poi pentirsi di averlo fatto) e mantenere quelle in perdita in quanto alienarle certificherebbe l’aver perso del denaro e procurerebbe del dolore.

Si cerca di rinviare il dolore il più a lungo possibile e il risultato finale è proprio un incremento delle perdite.

Tale atteggiamento  ha come effetto principale quello di modificare l’asset allocation del portafoglio titoli e quindi ridurre la possibilità per l’investitore di ottenere gli obiettivi prefissati.

Ma come misurare la potenziale ansia che un investimento può generare nel cliente e quali strumenti utilizzare per gestirla ?

Per farlo vi sottoporrò un semplice esempio.

Nel primo grafico ho riportato l’andamento dal 1990 dell’indice azionario americano S&P500 e quello di una strategia di investimento applicata allo stesso indice. Non essendo argomento dell’articolo mi limito a dire che la strategia prevede l’acquisto o la vendita dell’indice in base alla previsione (positiva o negativa) degli utili attesi dalle aziende che lo compongono.

Se l’investitore avesse acquistato nel 1990 l’indice S&P500 e l’avesse mantenuto fino ad oggi avrebbe più che quintuplicato il suo investimento. Meglio avrebbe fatto se avesse investito sullo stesso indice applicando la strategia.

Qualcuno mi farebbe notare che la differenza non è poi elevata considerando l’arco temporale dell’investimento (24 anni) e che la performance dell’indice americano è comunque di tutto rispetto. Quello che però voglio mettere in evidenza non è il risultato finale dell’investimento, ma come lo si è ottenuto.

 Grafico 1 (quotazioni trimestrali)

Ulcer index confronto SP500 vs Equity line

 

Nel periodo analizzato l’indice si è contraddistinto per l’elevata volatilità e per prolungati periodi di ribasso delle quotazioni.
In un mondo perfetto abitato da investitori perfetti, che mantengono in portafoglio il titolo per tutto il periodo per verificarne la performance solo al termine, la volatilità e i temporanei (ma forti) ribassi sarebbero dettagli insignificanti non in grado di influire sulle decisioni di investimento.

Purtroppo la perfezione non è di questo mondo ed il nostro investitore imperfetto:

  • controlla periodicamente l’andamento dell’investimento
  • ha uno stomaco che mal sopporta i ribassi delle quotazioni
  • mette perennemente in discussione l’obiettivo dell’investimento
  • deve fare fronte ad eventi imprevisti che posso richiedere lo smobilizzo parziale/totale dell’investimento
  • non investe in un’unica soluzione, ma nel corso del tempo con importi variabili (solitamente quando il mercato sale)

Come valutare quindi a priori la potenziale ansia che l’investimento in fondi comuni potrà creare al nostro investitore ?

Gli strumenti solitamente utilizzati per questo scopo sono la volatilità e l’indice di Sharpe. Tuttavia per chi scrive si tratta di un’impostazione sbagliata in quanto essi devono essere utilizzati come indicatori di verifica e non come indicatori principali di selezione.

La pecca di tali indicatori è di essere una misura simmetrica del rischio (quindi di non fare distinzione tra rendimenti positivi e negativi) e di non considerare la correlazione seriale dei rendimenti. Ma questo non vale per l’investitore.

Per capirci prendete una serie storica con un andamento del tipo -10% -10% -10% +10% +10% +10% . Essa avrà lo stesso Sharpe Ratio e la stessa volatilità di una serie storica del tipo +10% – 10% +10% -10% +10% -10% +10% , con l’unica differenza che la perdita massima (Drawdown) della prima serie storica è superiore al 30%, mentre nella seconda di poco più del 10%. Lo stress quindi creato all’investitore nel primo caso sarà superiore.

Giusto per fare un’altro esempio del problema vi invito ad osservare il seguente grafico che riporta in blu l’andamento dell’indice S&P500, mentre in azzurro e verde l’andamento di due ipotetici investimenti. 

sharpe

Tutti e tre gli investimenti hanno offerto lo stesso rendimento con lo stesso indice di Sharpe. E’ però lecito aspettarsi che l’investitore abbia sofferto di più nell’investimento verde ed azzurro. Nel primo caso (verde) per lo sconforto di aver realizzato inizialmente un guadagno per poi vederlo svanire. Nel secondo (azzurro) per essersi subito trovato in perdita ed aver dovuto aspettare parecchio tempo per recuperare il proprio denaro. L’investimento nell’indice S&P500 ha creato meno stress all’investitore in quanto si è contraddistinto per un minor Drawdown (perdita massima). 

Ne deriva che l’indicatore più adatto per misurare la rischiosità di un un fondo comune è il Drawdown ossia la perdita massima storica.

Tutto risolto ?

Non proprio !!

Lo stress causato all’investitore, e quindi la rischiosità storica associata al fondo, non è dovuto esclusivamente alla profondità delle perdite dai massimi precedentemente raggiunti, ma anche dal tempo necessario per recuperare tali perdite.

Riprendendo l’esempio del primo grafico mettiamo in evidenza nel successivo la profondità della perdita dal massimo precedente e il tempo necessario per recuperarla.

Ulcer index perdita da massimo relativo

E’ evidente come i due investimenti si siano comportati diversamente sia nell’entità della perdita massima sia nella tempistica del recupero.

Ma è disponibile un indicatore capace di mettere in evidenza per ogni investimento il rischio ad esso associato inteso come rapporto tra perdita massima storica e tempo necessario per il recupero?

SI e si chiama Ulcer Index (l’indice dell’ulcera).

Esso è stato così bizzarramente denominato perché parte dal presupposto che l’ansia indotta negli investitori dalle perdite (e, conseguentemente, l’ulcera in essi provocata) sia proporzionale al prodotto della profondità delle perdite per il tempo necessario per recuperare le quotazioni massime precedentemente raggiunte.

Nel grafico ho riportato l’Ulcer Index dei due investimenti (S&P500  e strategia sull’indice). Un valore più elevato indica un rischio maggiore (maggiore perdita dai massimi e tempi di recupero più lunghi) e quindi uno stress elevato per l’investitore.

Ulcer index Sp500 vs sistema

 

Quindi a parità di performance sarà preferibile il fondo comune/investimento con l’indice dell’ulcera inferiore (rapporto perdita massima/tempo di recupero inferiore).

Il mio consiglio è di utilizzarlo per effettuare confronti tra diverse strategie di investimento piuttosto che per confrontare singoli fondi comuni.
Questo perché i gestori dei fondi non operano con l’obiettivo principale di accelerare i tempi di recupero o evitare i drawdown (se il fondo è azionario ed il mercato scende parecchio il fondo potrà limitare la perdita massima, ma non evitarla). Un portafoglio costruito seguendo una precisa strategia di investimento può prevedere meccanismi finalizzati al contenimento della perdita massima (e quindi dell’ansia) mantenendo l’Ulcer Index a valori compatibili con il profilo di rischio dell’investitore.

Il mio invito (che ricorre frequentemente nel ns sito) è :

– definite sempre gli obiettivi del vostro investimento

– costruite un portafoglio basandovi su un solida e chiara strategia di investimento (sul sito trovate gratuitamente come esempio i nostri portafogli modello basati sulla ns strategia Clistrategy)

– selezionata i prodotti più adatti per raggiungere il vostro obiettivo e porre in essere la vostra strategia

– monitorate l’andamento del portafoglio non soltanto per quanto riguarda la performance, ma anche il rischio associato (e l’Ulcer Index è uno strumento in grado di aiutarvi in tale compito)

Non mi resta che augurarvi una buona lettura e un buon investimento a tutti !!!

Se trovi interessante il ns sito fallo sapere ai tuoi amici con un MI PIACE o CONDIVIDENDO sui social la ns pagina. Te ne saremo grati e sarà per noi un stimolo a proseguire.


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