Bitcoin è morto? Ho provato a chiederlo al logaritmo

In questo articolo, dal titolo volutamente provocatorio, voglio portare alla vostra attenzione il contenuto di un paper che ho pubblicato di recente dove cerco di dimostrare che spesso l’apparenza possa portare a convincimenti basati su dati poco rilevanti, e quindi potenzialmente ingannevoli.

N.B.
L’articolo è stato scritto venerdì 8 Giugno 2018, di conseguenza alcuni dati potrebbero non essere aggiornati, tuttavia il senso del discorso rimane sostanzialmente invariato.

Purtroppo la questione dei dati male interpretati non riguarda solo il punto di vista di chi si occupa di investimenti a livello amatoriale, ma spesso e volentieri coinvolge anche i professionisti di settore. Inoltre ho costatato come non sia un problema che riguarda solo i pessimisti, ma inganna in egual misura anche gli entusiasti.
Insomma, è un bias molto trasversale ed analizzarlo, anche se può sembrare un gioco matematico complesso, è fondamentale anche per i piccoli risparmiatori.
Non tanto per parlare di bitcoin (che rappresentano una frazione piccolissima del risparmio degli italiani) quanto per trattare di uno dei pericoli più subdoli che influenzano pericolosamente le scelte di investimento e di speculazione dei risparmiatori, degli investitori e dei traders

Questo è Il grafico dell’andamento di bitcoin che guardano tutti (o quasi)

Figura1

Guardando questo grafico si ha l’impressione che Bitcoin se ne sia stato bello tranquillo fino al 2016, con quotazioni più o meno piatte e poi sia partito a razzo nel 2017.
Nel corso del 2018 c’è poi stato il crollo totale che da tanti viene visto come la prova che la crypto per eccellenza sia caduta in disgrazia per sempre. O, almeno, così sembrerebbe dire il grafico…

Ora, ammetto che non ho idea di dove si troverà Bitcoin tra qualche anno, tuttavia vi voglio mostrare come il grafico sopra riportato ci fornisca una interpretazione tutt’altro che imparziale

Nel 1600 il buon Nepero inventò, per così dire, il grafico logaritmico che è un modo diverso di disegnare i numeri su un grafico e che noi utilizzeremo per applicarlo sugli assi prezzo/tempo

In sostanza di tratta di riportare sull’asse y i dati di prezzo in modo non lineare, ma esponenziale.

Questo potrebbe sembrare, ai non addetti ai lavori, una sorta di inutile complicazione, quindi, dato che so che la matematica non è una delle materie più amate dalla gente, passerò direttamente agli effetti pratici di questa rappresentazione.

Vediamo quindi perché un grafico del genere può fornire una visione molto più aderente alla realtà sui grafici di lungo periodo, specialmente quando si analizzano asset dalla volatilità molto elevata

Questo è lo stesso grafico disegnato in scala logaritmica:

Figura 2

Rispetto al grafico precedente sembra tutta un’altra cosa, al punto da dare l’impressione di avere tracciato l’andamento di un’altra asset.

Ma quale dei due grafici dice la verità?

Messa così la domanda non ha senso, perché i grafici hanno “ragione” entrambi, a patto di saperli leggere, e noto con dispiacere che anche fra gli addetti ai lavori l’abilità di saper guardare un grafico di lungo periodo è tutt’altro che diffusa.

Vediamo subito come il secondo grafico ci racconti come l’andamento del prezzo dei bitcoin sia stato tutt’altro che “tranquillo” anche prima del 2016. Sembrerebbe anche suggerire che da dicembre del 2013 all’ inizio del 2015 gli investitori abbiano vissuto un calo delle quotazioni molto più drammatico di quello registrato negli ultimi mesi, cosa che passa pericolosamente inosservata nel grafico numero 1

Continuiamo il gioco e cerchiamo di capire chi dei due grafici è più “sincero”

Ad inizio dicembre del 2013 bitcoin, su questo exchange, quotava 1119,52. A gennaio 2015 il suo prezzo faceva registrare un minimo pari a 152 dollari, con un calo delle quotazioni pari al – 86,4%

Negli ultimi mesi, il prezzo è passato da un massimo di quasi 20.000 dollari della fine del 2017 a 7629 dollari di oggi, con un calo del – 61% dai massimi assoluti di sempre.

Allora appare evidente che il grafico “più sincero” è il secondo – quello logaritmico – ed è quello che andrebbe sempre guardato per capire la natura di un asset nel lungo periodo, soprattutto se volatile (non solo Bitcoin, ma anche, e soprattutto, le azioni)
Sia perché ci avrebbe messo in guardia dalla volatilità del prezzo di Bitcoin che perché sembra molto meno spaventoso oggi. In pratica possiamo dire con buona approssimazione che si tratta di un grafico meno emotivo e più eloquente

Questa considerazione ci dice alcune cose, in particolar modo ci può indicare tre riflessioni.

La prima è che forse bisogna aspettare a dare Bitcoin per morto. Con questo non intendo sostenere che vada acquistato, ma che non vada assolutamente shortato con leggerezza perché potrebbe riservare molte sorprese, non necessariamente negative

La seconda è che chi si è fatto influenzare da un grafico lineare nel 2017, convinto che si trattasse di un asset che non aveva mai subito ribassi ed è stato preso in contropiede del calo del 2018 si è comportato in modo molto superficiale… nel senso che un grafico fatto bene, come il secondo, ci avrebbe chiaramente messo in guardia dalla volatilità del sottostante.

La terza riguarda la nostra mente, che non ragiona in percentuale ma in valore assoluto.
Si tratta di una considerazione più complessa, che cercherò in ogni modo di rendere semplice e potabile per tutti, con un esempio

Un “quasi early adopter”, ovvero un investitore che fosse entrato, ad esempio, nel 2013 in posizione su Bitcoin, avrebbe vissuto il calo del 2018 in modo molto diverso da quello del 2015.

Immaginiamo una persona che avesse acquistato 1000,00 dollari in bitcoin il 01 dicembre del 2013.
Lo sfortunato investitore si sarebbe trovato a fine gennaio 2015 con un saldo pari a 193,74 dollari

Continuando nel percorso vediamo come ai massimi di dicembre 2017 il saldo sarebbe cresciuto in modo esponenziale, fino a 17561,73 (ora sembra meno sfortunato)

Lo stesso tizio oggi avrebbe poco più di 6000,00 dollari di controvalore.

E’ ovvio che scendere da 17 mila dollari a 6 mila dollari fa molto più male, mentalmente ed economicamente, rispetto al calo di 800 dollari nel 2015

Quindi è normale che a questo calo venga data molta più enfasi rispetto ai precedenti drawdown, ma in realtà non è il sottostante ad avere cambiato le sue caratteristiche, piuttosto è il risparmiatore a doversi domandare se fosse corretto avere 17mila dollari su un’asset così volatile, e che così volatile è sempre stata.

Morale della favola: quando osservate un grafico di lungo periodo cercate di scegliere la scala logaritmica, altrimenti i dati del passato vi sembreranno piatti e quelli recenti super volatili; dato che già la nostra mente – come insegnano gli esperti di finanza comportamentale – è portata a pesare maggiormente i dati recenti rispetto al passato remoto, cerchiamo di aiutarla a processare i dati in modo corretto, invece di contribuire ad ingannarla.

– Articolo originariamente pubblicato dal sottoscritto sulla rubrica #finanzasemplice su targatocn.it –


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Fabrizio Monge

Consulente finanziario dal 2001, appassionato di finanza comportamentale, modelli quantitativi e processi di innovazione. Ho fondato il blog www.gestionecapitali.com e collaboro con Investors' Magazine, Italia Funds People e Targatocn con la rubrica #finanzasemplice.

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