EFFETTO GENNAIO

L’effetto gennaio si riferisce alla convinzione degli investitori che esista un’anomalia stagionale per cui le azioni a bassa capitalizzazione (small cap) sovraperformino le azioni a larga capitalizzazione (large cap) nel primo mese dell’anno.

Se da una parte la ricerca conferma che effettivamente esiste un effetto gennaio, la sua dimensione è probabilmente troppo debole per essere sfruttata dagli investitori.

Una prima spiegazione comportamentale potrebbe essere la gestione della componente fiscale. Dato che i crediti di imposta generati dalle perdite su operazioni passate si annullano alla fine del 4° anno, alcuni investitori potrebbero procedere a fine anno alla vendita dei titoli in guadagno (per sfruttare la compensazione) per poi riacquistarli all’inizio del nuovo anno. Ciò potrebbe far salire il loro prezzo producendo l’effetto gennaio.

Un effetto simile potrebbe essere generato dagli investitori istituzionali. Essi, ad esempio i gestori di fondi, sono spesso valutati alla fine dell’anno. In tale periodo vengono diffuse classiche sulla performance dei fondi comuni di investimento e la composizione del loro portafoglio. Dato che è preferibile far sapere/credere che il portafoglio sia composto principalmente da azioni vincenti, gli investitori istituzionali potrebbero essere tentati di vendere le azioni perdenti entro la fine dell’anno per riacquistarle all’inizio dell’anno seguente (in quanto non hanno la reale intenzione di disfarsi dell’investimento).
Questo comportamento si chiama window dressing (clicca per la spiegazione).

L’effetto di gennaio si somma talvolta con l’effetto Barometro di gennaio . Esso sostiene che “come va gennaio, va tutto l’anno”. Come tale, un primo mese positivo indicherà un anno positivo per i rendimenti azionari. Nella realtà l’effetto del barometro di gennaio può essere archiviato nella categoria “leggende”.

L’effetto di gennaio non è un pregiudizio comportamentale in senso stretto, sebbene derivi da comportamenti posti in essere dagli investitori. Tuttavia, anche qualora si manifestasse, è probabilmente troppo piccolo per provare a sfruttarlo.


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