IL RISCHIO DI ANNEGARE NELLA MEDIA

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Può un uomo alto 3 metri affogare in un fiume la cui altezza media è di 2,5 metri?
Immaginate di essere nella condizione di dover attraversare un fiume a nuoto la cui profondità media è inferiore alla vostra altezza. Questo significa che qualora doveste smettere di nuotare (per stanchezza o altro impedimento) potreste trovarvi in un punto la cui profondità è tale da consentirvi di sopravvivere o, sfortunatamente, in uno talmente profondo da farvi annegare.

Preoccupati?
È evidente che l’aspetto fondamentale è calcolare con esattezza quanto è largo il fiume.

Se vi basaste sulla sola profondità media potreste prendere una decisione avventata sottostimando il rischio.
In parole semplici è necessario capire se l’altra sponda è raggiungibile facendo affidamento sulle vostre forze.

Vi state chiedendo cosa c’entra il nuoto con i mercati finanziari?

Il mercato azionario leader (quello statunitense) ha generato un rendimento medio annuo del 9,87% circa dal 1928.
Nonostante ciò i risultati a breve termine possono variare ed i rendimenti azionari nei singoli periodi possono essere anche negativi o nulli. Ne deriva che quando si pianifica un investimento è necessario considerare come si sia ottenuto il risultato medio per evitare di crearsi false aspettative ed in particolare di confondere il rendimento medio di lungo periodo con un rendimento certo di breve periodo (e cioè di aspettarsi ogni anno un rendimento costante positivo pari alla media storica).
Riprendendo l’esempio della traversata significa evitare di illudersi di potersi fermare in qualsiasi punto del fiume e toccare il fondo con i piedi.

Trattandosi quindi di una media la domanda da porsi è:

Quante volte i rendimenti annuali del mercato azionario si sono effettivamente allineati con la media a lungo termine?
Tradotto: quanti sono i punti del fiume in cui la profondità dell’acqua è sufficientemente bassa da non affogare?

La figura 1 mostra i rendimenti annui per l’indice azionario americano S&P500 dal 1928, mentre la linea arancione la media storica (9,87%).
L’S&P500 ha avuto una performance annua vicina alla sua media storica in meno di 10 anni su 90 ed in circa 40 è stata inferiore. Infatti, nella maggior parte degli anni il rendimento dell’indice si è allontanato da essa, spesso al di sopra o al di sotto di un ampio margine, senza schemi evidenti (in questo caso si dice che vi è un’ampia dispersione dei rendimenti). Questi dati sottolineano l’importanza di guardare oltre i rendimenti medi e di essere consapevoli della gamma di risultati potenziali che il mercato può offrire.

Figura 1 Performance annua indice SP500 e rendimento cumulato. Dati IFA.com.

Considerando l’incertezza della performance annuale gli investitori devono quindi concentrarsi sull’obiettivo finale: arrivare sull’altra sponda.

Ritornando nell’ambito finanziario la priorità diverrà quella di ottenere un risultato cumulato positivo in un determinato arco temporale (arrivare il più vicino possibile all’altra sponda) e non concentrarsi sulla performance nel singolo anno sperando che corrisponda alla media storica (cioè sperare di potersi fermare in un qualsiasi punto del fiume e toccare il fondo con i piedi).

Infatti, la figura 1 mette in evidenza che nonostante non via sia garanzia di un rendimento annuo positivo o in linea con la media storica, nel lungo periodo il risultato cumulato è positivo.

Ma quando deve essere “lungo” il periodo per avere un’elevata probabilità di ottenere un ritorno positivo?
Per decidere se attraversare a nuoto il fiume devo sapere quanto è largo in quanto devo valutare se sarò in grado di raggiungere l’altra sponda.

Nel ns esempio la figura 2 mostra la frequenza storica mensile dei rendimenti positivi su periodi di rolling di uno, cinque, dieci e quindici anni nel mercato statunitense. I dati mostrano che, se la performance annua positiva non è mai assicurata, le probabilità degli investitori di ottenere un risultato positivo finale migliorano su orizzonti temporali più lunghi. L’orizzonte temporale di 15 anni ha quasi sempre restituito all’investitore un risultato NON negativo (quindi superiore allo 0%).

Figura 2 Percentuale performance mensili positive e negative su vari orizzonti temporali indice S&P500. Elaborazione personale dati Ifa.com

In questo caso possiamo dire che la larghezza del fiume da attraversare è di circa 15 anni. Un periodo tale da consentirci di arrivare alla meta riducendo quasi a zero il rischio di affogare (che finanziariamente significa non avere manco la somma di denaro inizialmente investita).

Mentre gli investitori trovano facile mantenere l’investimento in anni con rendimenti superiori alla media, i periodi con risultati deludenti potrebbero mettere alla prova la loro fiducia nei mercati azionari. Essere consapevoli della gamma di potenziali risultati può aiutare a rimanere disciplinati aumentando le probabilità di successo dell’investimento.

Ma cosa può aiutare gli investitori a sopportare gli alti e bassi?

  1. Sicuramente la comprensione di come funzionano i mercati (capire che la profondità del fiume varia).
  2. Anche una asset allocation che si allinei alla tolleranza di rischio personale è preziosa (quindi che la traversata che si accinge a fare non sia emotivamente ed economicamente impegnativa per l’investitore).
  3. Che il periodo di detenzione ottimale dello strumento finanziario utilizzato corrisponda all’orizzonte temporale dell’obiettivo dell’investitore (che la larghezza del fiume corrisponda a quanto stimato).

Il primo aspetto si può migliorare con l’educazione finanziaria che ha anche come effetto quello di aumentare la tolleranza al rischio (se conosco una cosa ne avrò meno timore).

Il secondo è oggetto della recente normativa MIFID2 che impone che quanto proposto dall’intermediario all’investitore sia adeguato alla tolleranza (attitudine a sopportare le oscillazioni del valore) e capacità di sopportare rischio (capacità economica di assorbire perdite temporanee senza compromettere il benessere economico e gli obiettivi finanziari).

Il terzo, come spiegato in un precedente articolo, può essere calcolato con buona approssimazione senza dover ricorrere a complicati calcoli sulle serie storiche. Segnalo che sul sito risparmioamico.it nella sezione Calcolatori è disponibile un semplice tool che, inserendo il rendimento atteso e la volatilità dello strumento, restituirà l’orizzonte temporale minimo dell’investimento con un livello di confidenza del 90%.

Quindi tutto ok?

No. Perché il rendimento medio è una brutta bestia da gestire.

In primo luogo, perché il periodo su cui è calcolato è troppo lungo per l’investitore il cui orizzonte temporale è significativamente inferiore e potrebbe corrispondere con una fase negativa prolungata dei mercati finanziari caratterizzata da rendimenti inferiori alla media.

In questo caso un calcolatore come quello citato potrà essere d’aiuto per stimare, con una determinata probabilità, il periodo minimo di “sicurezza” per non uscire in perdita.

In secondo luogo, l’aspetto più complicato da gestire, è che i ragionamenti fin qui esposti sono applicabili ad un investimento effettuato in un’unica soluzione, ma se dobbiamo gestire una strategia di accumulo o decumulo (la più complicata e sottovalutata) la situazione cambia radicalmente.

Ed il motivo si chiama RISCHIO DI SEQUENZA ossia l’impatto positivo o negativo che può avere una determinata distribuzione nel tempo dei rendimenti, anche nel caso che al termine del periodo il rendimento medio ottenuto corrisponda a quanto stimato ex-ante.

Di questo ne parlerò nell’articolo della prossima settimana.


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Mauro Pizzini

Mauro Pizzini

Consulente finanziario da diversi anni svolge la propria professione in un istituto bancario del Nord Italia. Iscritto albo dei promotori finanziari ha conseguito la certificazione Efa (European Financial Advisor) nel 2009 ed Efp (European Financial Planner) nel 2015. Premiato come Top Specialist ai Pfawards 2016 collabora con la rivista Investors (http://www.investors-mag.it).

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