LA PIANIFICAZIONE PENSIONISTICA

 

Oramai lo sa chiunque, la pensione pubblica non sarà sufficiente a garantire uno stile di vita simile a quello durante l’età lavorativa. La fascia di popolazione in età avanzata si allarga sempre di più e non sono sufficienti i contributi versati da chi lavora. E per di più si “rischia” di passare sempre più tempo in pensione visto l’aumento della longevità.

Allora per trasformare questo “Rischio cattivo di sopravvivere al proprio reddito” in “Rischio Buono come opportunità per uno stile di vita desiderato” bisogna pianificare.

La pianificazione, per chi non è un consumatore “fai da te”, si può delegarla ad un consulente che abbia a disposizione tutti gli strumenti adeguati a svolgere tale funzione come i supporti tecnologici.

In ogni caso la pianificazione dovrà tener conto dei seguenti passaggi:

–         obiettivi
–         stima
–         strategia  

Iniziamo allora a definire prima di tutto i nostri obiettivi:

– che stile di vita intendo effettuare una volta in pensione?
– a che età desidero andare in pensione?

Poi devo confrontare quest’ultimo dato con la normativa attuale, cioè a che età potrei andare in pensione secondo le norme vigenti.

Compito questo non facile ed effettuabile solo tramite una simulazione dato che le età pensionabili si adegueranno automaticamente all’allungamento della vita media.

Passiamo poi alla stima, cioè a calcolare le prestazioni delle varie forme pensionistiche:

–         pensione pubblica
–         cassa o fondo previdenziale di categoria
–         fondo pensione
–         polizze vita
–         investimenti finalizzati alla pensione
–         immobili utilizzati a fini pensionistici

Da qui si misura la differenza tra ciò che desideriamo (obiettivo = stile di vita) e ciò di cui potremo disporre  al tempo della pensione (stima).

Questo calcolo permetterà di stimare la propria “scopertura pensionistica” e se la si vuole colmare bisognerà passare allo stadio successivo, cioè individuare la strategia di integrazione più coerente con le proprie attese.

Qui è bene capire la differenza tra una soluzione vitalizia e una soluzione di investimento.

I bisogni primari necessari a vivere (alimentazione, abbigliamento, utenze, sanità, trasporti…) che non dovranno rischiare di mancare dovrebbero essere garantiti da soluzioni vitalizie, indipendenti dalla longevità (da quanto si vivrà), che si prendono carico del cosidetto rischio demografico.

Per entrambe le soluzioni bisognerà poi scegliere il comparto di investimento adeguato, ossia in base alla tolleranza del singolo consumatore verso le oscillazioni del proprio investimento pensionistico, tenendo conto del tempo a disposizione (durata del piano) e dei possibili mercati (monetario, obbligazionario, azionario).

Non bisogna dimenticare inoltre gli alleati a disposizione per ottenere un aiuto alla pianificazione pensionistica che sono il TFR e la FISCALITA’.

Il Trattamento di Fine Rapporto può infatti essere canalizzato nelle forme pensionistiche (Fondo Pensione Aperto/Negoziale o FIP) e il versamento volontario potrà essere portato in deduzione (max 5.164,57 euro) e il beneficio fiscale eventualmente reinvestito.


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Simone Favaretto

Simone Favaretto

Specialista in Soluzioni Finanziarie/Assicurative per Famiglie con Bambini. Consulente Certificato EFA. Sono un papà di un bambino che mi riempie di ambizioni, come quello di aiutare altri genitori che vogliono creare un salvadanaio per i propri figli.

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