Lungo termine: il tempo è necessario. Ma è davvero sufficiente?

Nell’ articolo scorso ho raccontato di come sia necessario ragionare nel lungo periodo e di come la dispersione dei rendimenti nei mercati finanziari tenda a ridursi nel lungo periodo.

Se te lo sei perso lo puoi trovare qui: Perché investiamo? [l’importanza di una visione a lungo termine] 

Abbiamo anche sottolineato come le statistiche depongano nettamente a sfavore di chi adotti un approccio di movimentazione aggressiva per tentare di battere il mercato con una elevata movimentazione.

Tuttavia la mia passione per i numeri mi ha portato a fare delle statistiche per comprendere se il “compra e tieni” – tecnicamente noto come “Buy&Hold” – possa essere considerato il metodo più efficiente da adottare sul mercato azionario, o se viceversa possano esistere dei modelli che possono in qualche modo mettere in discussione questo dogma, o almeno fornire spunti di riflessione altrettanto validi.

Non si tratta di un esperimento nuovo di zecca. Quello che però tengo a fare è ripetere questa prova con dei passaggi semplicissimi con finalità di divulgazione scientifica in ambito finanziario.

In altri termini provare a unire un approccio scientifico matematico con un linguaggio semplice che possa essere compreso facilmente da chi di mestiere non si occupa di finanza.

Tra il serio e lo scherzo, discutendo con Mauro Pizzini, il padrone di casa, ricordo di avere detto una cosa del genere: “Mi piacerebbe creare per la finanza italiana una cosa simile a quella che ha fatto Piero Angela nella divulgazione scientifica”. È un’affermazione particolarmente immodesta, che non rende merito al mitico Super Quark, ma rende bene l’idea di quello che mi propongo di fare e a cui intendo ispirarmi nella mia opera di divulgazione finanziaria.

Sono partito con un modello molto noto ai trend followers, nella sua versione più semplice e rozza possibile, anche per dare modo di provare a ripetere l’esperimento a casa; alla fine dell’articolo riporterò anche il semplice codice da utilizzare su tradingview per verificare i miei risultati.

Nella nota allegata è presente il codice. Sarà sufficiente accedere alla piattaforma www.tradingview.com e incollare il codice presente nel pdf per poi applicarlo al grafico selezionato.

Il modello comporta di restare investiti nel mercato azionario (in questo caso s&p500) ogni volta che la quotazione di chiusura è superiore alla sua media mobile a 10 mesi.
Viceversa, qualora la chiusura sia inferiore, si sta fuori dal mercato, a tasso zero.

Generalmente i confronti fra diverse strategie vengono effettuati sulla performance finale alla data in cui viene effettuato il back test.

Tuttavia questo tipo di confronto è a mio avviso troppo condizionato dal momento in cui viene effettuato. Ad esempio, confrontare le due linee oggi, vicino ai massimi storici, darebbe un risultato molto diverso da un confronto effettuato nel 2009, in piena crisi.

Un altro modo di confrontare due strategie è quello di creare delle finestre temporali scorrevoli, che mostrino i risultati per ogni periodo di tempo all’interno del percorso. Ad esempio, una finestra di tre anni, mostrerà, triennio per triennio, ogni fine mese, i risultati delle due strategie.

Questa cosa viene chiamata tecnicamente “rendimento rolling” e mostra il risultato ottenuto dopo un certo numero di mesi di investimento in una strategia, senza essere condizionato dal momento in cui svolgo l’osservazione. Mi piace molto in quanto consente al risparmiatore o all’osservatore di farsi una idea meno viziata sull’andamento storico di una determinata attività.

Dal momento che avevamo parlato di lungo periodo ho iniziato osservando l’andamento delle due strategie con finestre temporali di 10 anni.

Ogni punto mostra il rendimento percentuale della strategia su s&p500 (dividendi esclusi) dei 10 anni precedenti (il primo punto, ad esempio, in corrispondenza dell’ anno 1990, mostra il rendimento finale ottenuto investendo nel 1980)

Entrambe le strategie mostrano una probabilità molto elevata di ottenere risultati positivi al termine dei 10 anni. Tuttavia La strategia del “compra e tieni” ha fatto registrare ben 28 osservazioni che si sono concluse con un risultato negativo (in rosso). Viceversa non sono stati registrati rendimenti finali negativi nel rozzo prototipo di strategia trend following.

Riporto qua i risultati del confronto su orizzonti temporali più brevi: 60 e 36 mesi.

Confronto rendimenti rolling su finestre di 60 mesi

Confronto rendimenti rolling su periodi di 36 mesi

In tutte le simulazioni è emerso come la strategia buy&hold abbia fatto registrare le finestre temporali con rendimenti assoluti più elevati, offrendo però al contempo un output più instabile nel tempo e più dipendente dal momento di ingresso.

Uscendo dal campo della statistica ed addentrandomi in quello comportamentale mi sono chiesto quanti investitori potrebbero trovare accettabile un risultato negativo al termine di 10 anni di investimento.

Qui non si tratta solo di coloro che hanno stabilito un orizzonte di investimento pari a 10 anni, ma anche di quelli che hanno investito con scadenze più lunghe. Occorrerebbe fermarsi a riflettere su quante persone, deluse dai primi anni improduttivi, avrebbero abbandonato il percorso (sbagliando) indulgendo alla loro parte emotiva.

Io ho la risposta relativa al campione dei miei assistiti, tuttavia ciascuno deve trarre le proprie conclusioni in base alla propria esperienza sulla natura umana.

Alcune conclusioni.

Ovviamente non siamo di fronte ad un vero protocollo trend following, e questo lo dico per non farmi odiare da coloro che hanno deciso di seguire questa strada. In futuro mi propongo di analizzare schemi più complessi, anche basati su altri parametri quantitativi che non si basino solo sulla chiusura dei prezzi.

A questo punto mi viene in mente una osservazione del mio amico Fulvio Marchese: Mostrami un ISIN!

L’ISIN non c’è, e quindi ho cercato di analizzare un sistema – quello della media mobile esponenziale – estremamente rudimentale e facile da riprodurre.

Non sarà proprio un ISIN ma è qualcosa di molto diffuso, da molto tempo e molto facile da riprodurre, e quindi non si presta a manipolazioni o overfitting. Non i metodi complessi dei traders che si vantano di avere doppiato il mercato.

La domanda di Fulvio Marchese resta buona. Perché non c’è un ISIN?

Io sono un ibrido tra un ricercatore quantitativo ed un consulente finanziario, una specie di cyborg imbarazzante, quindi non un gestore di fondi. Quello che mi domando, osservando le migliaia di fondi a disposizione di un risparmiatore, è il motivo per cui poche di queste strategie possano mostrare risultati paragonabili a questo semplice sistema in termini di affidabilità.

Se qualcuno avesse delle risposte, che possibilmente non prevedano implicazioni complottiste sulla finanza cattiva, è pregato di segnalarmele.

Nel frattempo continuo a ricercare il confronto tra differenti metodi misurabili, tra tutte le scuole di pensiero, per portare ai risparmiatori osservazioni ravvicinate sui comportamenti di quell’animale bizzarro che è il mercato finanziario. Senza pre-concetti e senza risposte in tasca.

Intanto vi saluto e vi chiedo di condividere l’articolo nel caso lo abbiate trovato interessante. Potete utilizzare i pulsanti qua al fondo.

Alla prossima analisi.

– Allegati: documento sui dettagli della ricerca

Fabrizio Monge.

 

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fabrizio.monge

Fabrizio Monge

Consulente finanziario dal 2001, appassionato di finanza comportamentale, modelli quantitativi e processi di innovazione. Ho fondato il blog www.gestionecapitali.com e collaboro con Investors' Magazine, Italia Funds People e Targatocn con la rubrica #finanzasemplice.

fabrizio.monge
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