Misurare il tempo corretto…

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Articolo pubblicato su Investors Magazine nel 2018

Concordo che la normativa Mifid, concentrando l’attenzione sull’individuazione del profilo di rischio dell’investitore e sui costi, abbia relegato in secondo piano l’individuazione del corretto orizzonte temporale dell’investimento.

E le conseguenze non sono di poco conto in quanto da una parte si rende meno evidente l’utilità della pianificazione finanziaria per obiettivi (a cui è sempre legato un orizzonte temporale ben definito), mentre dall’altra si obbligano i soggetti (cliente e consulente) a parlare di un generico orizzonte di investimento di breve, medio e lungo periodo senza considerare che la percezione del tempo è spesso soggettiva (ci sono clienti che considerano lungo termine un investimento a 4/5 anni).

Sarebbe ideale poter affiancare al classico grafico (figura 1), in cui viene riportato per ogni strumento finanziario o portafoglio di investimento il rapporto rendimento/rischio, quello in cui viene riportato il rapporto tra rendimento ed orizzonte temporale (figura 2 e tabella 1).

Figura 1 Esempio di Piano cartesiano con evidenza del rapporto rendimento/rischio di ogni portafoglio. Elaborazione tramite software Excel.

Figura 2 Esempio di Piano cartesiano con evidenza del rapporto rendimento/orizzonte temporale di ogni portafoglio. Elaborazione tramite software Excel.

Tabella 1 Orizzonte temporale associato ad ogni portafoglio in base al suo rendimento atteso ed alla volatilità. Tabella creata con Excel utilizzando la formula statistica t-Statistic.

Un tale grafico metterebbe in evidenza il forte legame esistente tra il rendimento atteso e l’orizzonte temporale ad esso associato, il quale verrebbe esplicitato in un numero facilmente comprensibile all’investitore.

Questo gli permetterebbe di valutare se l’orizzonte temporale è in linea con le sue necessità/aspettative ed eventualmente verificare se quello indicato dal proprio consulente è “credibile”.

Ma qual è il corretto orizzonte temporale?

Volendo sposare la linea più prudente possiamo definirlo quello che consente, anche all’investitore più sfortunato (colui che ha investito nel momento che poi si è rivelato il peggiore), di recuperare il valore (nominale) dell’investimento.

Ma come calcolarlo per ogni asset o portafoglio?

Possiamo utilizzare due metodologie.

La prima (analisi Rolling dei rendimenti) prevede, partendo dalla serie storica delle quotazioni, di simulare più investimenti con una data di inizio diversa e con diverso orizzonte temporale (1,2,3,..,10,15, X anni). L’obiettivo è quello di individuare per ogni asset class o portafoglio l’orizzonte temporale minimo che avrebbe consentito di recuperare il capitale investito.

Una spiegazione la potete trovare sul blog di Diaman al seguente link: http://www.diaman.it/blog/entry/finestre-mobili-per-l-analisi-dei-mercati-finanziari.html

Per esempio applicando tale metodologia all’indice azionario americano S&P500 avremmo ottenuto il risultato riportato nella figura n 3.

Figura 3 Orizzonte temporale minimo individuato tramite l’analisi Rolling delle performance. Elaborazione dati Ifa.com

Da esso si evince che qualunque investitore fosse rimasto investito per circa 15 anni, compreso lo sfortunato che fosse entrato sul mercato nel 1929, avrebbe ottenuto un capitale finale non inferiore a quello iniziale. Nello stesso arco temporale il più fortunato circa il 20% l’anno (colui che ha investito a gennaio 1982), mentre il rendimento mediano è stato del 10,80%.

Tale analisi, che può essere ripetuta per ogni asset class, richiede tuttavia:

  • La disponibilità delle serie storiche ed un programma in grado di svolgere l’analisi Rolling anche su portafogli composti da una moltitudine di asset
  • L’assunto che quanto dedotto dall’analisi delle performance passate valga anche per il futuro

La seconda metodologia consiste nell’uso di una formula statistica.

Sebbene la materia non goda di particolare simpatia vi invito a proseguire la lettura.

Vi assicuro che risulterà più semplice del previsto e vi fornirò anche lo strumento per svolgere facilmente il calcolo.

Si tratta di un test statistico denominato t-test di Student elaborato circa un secolo fa e che in finanza viene utilizzato per verificare se l’eccesso di performance di un gestore rispetto al benchmark o quello di una strategia di investimento rispetto ad un’altra sia statisticamente significativa (quindi indice di bravura e non di fortuna).

Come accade quando si lavora con la distribuzione delle probabilità è necessario accettare alcune semplificazioni tra cui quella di lavorare con un livello di confidenza (vedi box) che prevede un margine di errore. Una premessa necessaria per evitare errati utilizzi dello strumento.

LIVELLO DI CONFIDENZA

Il livello di confidenza è la possibilità di aver effettuato una previsione corretta. Il livello di confidenza, per quanto elevato non potrà mai darci la certezza che la nostra deduzione è assolutamente esatta quando compresa nell’intervallo.

Con un livello di confidenza per esempio del 95% diciamo semplicemente che, se effettuiamo 100 campionamenti casuali, in 95 di essi i risultati calcolati comprenderanno il dato reale, mentre in 5 campioni la previsione sarà sbagliata. È ovvio che quanto più espandiamo il livello di confidenza tanto più potremo confidare nella nostra previsione. Se il livello è al 99%, solo 1 campione su 100 ci può sviare, quindi non avremmo mai l’assoluta certezza del risultato.

È molto importante capire che il livello di confidenza non può essere interpretato come precisione della previsione, ma piuttosto come possibilità di aver previsto bene.

Al seguente link https://risparmioamico.altervista.org/calcolo-orizzonte-temporale-minimo-dellinvestimento/  è disponibile un form che consente di calcolare, con un livello di confidenza del 95%, il numero di anni necessari per ritenere statisticamente significativa (ossia persistente) l’extra performance di un gestore rispetto al benchmark (alla pagina indicata troverete la spiegazione).

Tale strumento può però essere utilizzato per calcolare, dato un rendimento atteso e una data volatilità, il numero di anni necessari affinché il rendimento di un asset o portafoglio non sia zero (che diventerebbe il rendimento minimo desiderato nello scenario peggiore).

Per farlo sarà sufficiente inserire nei campi del form i seguenti valori:

  • Il rendimento medio atteso
  • La volatilità attesa

Ma il risultato è affidabile?

Riprendiamo i dati sull’indice azionario americano S&P500. Nella figura 3 risultava che l’orizzonte temporale minimo consigliato era di circa 15 anni.

Da quanto risulta dalla tabella n. 2 il ritorno medio nel lungo periodo è stato del 9,87% con una volatilità del 18,78%.

Quale risultato otterremmo inserendo i dati nel calcolatore?

Come risulta dalla figura 4 l’orizzonte temporale minimo consigliato è di circa 14 anni e quindi in linea con quanto ottenuto dall’analisi Rolling delle performance (figura 3).

Tabella 2 Rendimento e volatilità storica annuale dell’indice S&P500.

Figura 4 Form per il calcolo del numero di anni tramite la formula t-Statistic. 

In questo caso i due risultati coincidono.

Tale metodologia, meno complicata della prima, offre una buona approssimazione (un livello di confidenza del 95% non è poca cosa) di quanto l’investitore dovrebbe aspettarsi dall’investimento ed una base di partenza per far emergere il profilo di rischio, ma soprattutto consentirgli di definire il corretto orizzonte temporale.

Come sottolineato dal prof. Bertelli nel citato articolo a determinate condizioni “…esiste sempre un orizzonte temporale oltre il quale il capitale è protetto, ossia la volatilità riguarda solo i rendimenti ottenuti e non il valore del capitale investito”.

L’importante è esserne consapevoli (e lo strumento sopra descritto può essere d’aiuto) altrimenti non sarà possibile inserire in portafoglio la corretta dose di rischio che, individuato l’orizzonte temporale, dovrà sempre tenere conto del profilo di rischio dell’investitore.


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Mauro Pizzini

Mauro Pizzini

Consulente finanziario da diversi anni svolge la propria professione in un istituto bancario del Nord Italia. Iscritto albo dei promotori finanziari ha conseguito la certificazione Efa (European Financial Advisor) nel 2009 ed Efp (European Financial Planner) nel 2015. Premiato come Top Specialist ai Pfawards 2016 collabora con la rivista Investors (http://www.investors-mag.it).

Mauro Pizzini
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