Perché una crisi è un’opportunità

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L’obiettivo di questo articolo è offrire un punto di vista alternativo su come valutare gli acquisti nelle fasi di ribasso dei mercati finanziari. 

Il contesto attuale

Quanto è stato profondo il recente ribasso?

Prendendo come riferimento l’indice americano S&P500 (mercato azionario leader) ad oggi (aprile 2020) il ribasso dai massimi dell’anno è stato di circa del 32% trasformando marzo in uno dei mesi peggiori della storia.  

Se analizziamo i cali superiori al 30% dal 1915 è evidente che l’attuale sia stato uno dei più veloci di sempre (Figura n.1).

Figura 1 Ribassi di mercato con cali superiori al 30% dai massimi. Elaborazione RisparMIOamico.it

 

Certo non abbiamo idea se lo scorso marzo si sia toccato il fondo, mentre delle crisi precedenti conosciamo tutto, ma questo non ci vieta di fare alcune riflessioni basandoci proprio su quanto è accaduto nel passato.

Il lato positivo per gli investitori

Esiste un lato positivo per coloro che possono investire nelle fasi di ribasso. 

La storia ci dice che, partendo dal presupposto che il mercato alla fine recupererà, ogni euro investito in tale contesto crescerà molto più di uno investito nei mesi precedenti.  

Per dimostrarlo immaginiamo di aver investito 100 euro in azioni statunitensi (S&P500) durante alcune delle crisi passate in cui si è verificato un calo dai massimi superiore al 30%.

La Figura n.2 mostra quanto sarebbero diventati i 100 euro al termine di ciascuna crisi e cioè nel momento in cui il mercato è ritornato al valore iniziale (per semplicità non ho considerato l’impatto del cambio, dei dividendi incassati e dell’inflazione).

Figura 2 Evoluzione di 100 euro investiti nei periodi di crisi. Elaborazione RisparMIOamico.it

Come puoi vedere, più l’acquisto è vicino al fondo maggiore è il beneficio a lungo termine.

I 100 euro investiti al minimo della crisi del 1929 si sarebbero sestuplicati superando i 700 euro.

Qualcuno potrebbe obiettare che tale valore è stato raggiunto dopo molti anni nel 1954 (quando il mercato è tornato al valore pre-crisi), ma se tenessimo conto anche dei dividendi incassati il periodo si accorcerebbe di parecchi anni.

Fortunatamente le crisi successive non hanno richiesto tempi di recupero così lunghi.

Un’altra criticità di tale strategia è che pensare di acquistare al valore minimo è pura utopia.

Consapevole di ciò nella Figura n.2 ho evidenziato in arancio i periodi caratterizzati da una quotazione inferiore del 30% dal massimo raggiunto pre-crisi.

È evidente che gli acquisti effettuati oltre tale soglia, senza impegnarsi nella ricerca spasmodica del minimo assoluto, avrebbero generato un notevole vantaggio che può essere indicativamente stimato in almeno il 50% di crescita aggiuntiva rispetto agli investimenti effettuati in altri periodi. 

Ma da cosa dipende questo risultato? 

Dipende da una semplice questione matematica:  

ogni perdita percentuale richiede un guadagno percentuale maggiore per tornare alla pari. 

La perdita del 10% richiede un guadagno dell’11,11% per il recupero, la perdita del 20% richiede un guadagno del 25% e la perdita del 50% richiede un guadagno del 100%. 

Puoi vedere questa relazione esponenziale nella Figura n.3 dove sull’asse orizzontale ho indicato la percentuale di ribasso e sull’asse verticale il corrispondente rialzo necessario per tornare al valore iniziale.

Nella Figura ho anche evidenziato in blu l’attuale ribasso dai massimi del 2020 (circa il 32%) così da comprendere quale sarebbe il rialzo necessario per il recupero integrale di tale calo (circa il 45%).

Figura 3 Guadagno percentuale necessario per recuperare una perdita. Elaborazione RisparMIOamico.it

 

Invertire la prospettiva

Nonostante l’evidente vantaggio ad investire durante le fasi di panico, molti investitori non agiscono. Questo dipende sicuramente dal timore che possa verificarsi un ulteriore declino, ma potrebbe essere anche un problema di prospettiva.  

Prova a rispondere alla seguente domanda:

Quanto pensi ci vorrà prima che il mercato raggiunga un nuovo massimo storico?

Un mese? Un anno? Dieci anni?  

E quindi che recuperi la perdita del 32%?

Hai pensato alla risposta?

Bene.

Sulla base di tale risposta, possiamo calcolare il rendimento annuo previsto. 

L’equazione per farlo è:

Rendimento annuo previsto = (1 +% di guadagno necessario per il recupero) ^ (1 / Numero di anni necessari) – 1

Per semplificare il lavoro ho già calcolato nella tabella n.1 il rendimento annuo corrispondente a diverse alternative.

Tabella 1 Rendimento annuo in caso di recupero integrale del calo del 32% su diversi orizzonti temporali. Elaborazione RisparMIOamico.it

Ipotizzando 5 anni per una piena ripresa, il rendimento sarebbe approssimativamente in linea con la sua media storica. 

Se il recupero fosse più rapido significherebbe un rendimento superiore.

Pensa alle implicazioni di quanto scritto sopra.

Non acquistare in queste situazioni significa ritenere tali rendimenti non adeguati o che il mercato non recupererà mai.

Naturalmente i mercati potrebbero impiegare decenni o più per riprendersi. Dopotutto, il Giappone non si è ancora ripreso dalla più grande bolla di tutti i tempi.

Tuttavia è altamente improbabile che il mercato azionario globale non si riprenda dopo una crisi.

Molte persone però confondono la possibilità che il mercato non recuperi con la probabilità, molto bassa, che ciò non accada.

Conclusione

Non smette mai di stupirmi quanta chiarezza può derivare da un pò di semplice matematica che può fungere da bussola in un mondo pieno di isteria.  

E la semplice matematica mostra che, se assumiamo che il mercato si riprenderà dopo una crisi, i rendimenti futuri appaiono piuttosto interessanti quando si investe nelle fasi di ribasso. 

Certo, è necessario che il profilo di rischio e l’orizzonte temporale dell’investimento azionario siano compatibili con la propria tolleranza al rischio ed ai propri obiettivi finanziari, ma una volta soddisfatte tali condizioni è indubbia l’opportunità generata dai cali del mercato.

Sfortunatamente, molti investitori non la vedono in questo modo in quanto sopraffatti dalle emozioni.

Da qui il compito del consulente che consiste nel fornire la bussola (le nozioni e la strategia adatta a raggiungere gli obiettivi desiderati) ed aiutare ad utilizzarla correttamente.


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Mauro Pizzini

Mauro Pizzini

Consulente finanziario da diversi anni svolge la propria professione in un istituto bancario del Nord Italia. Iscritto albo dei promotori finanziari ha conseguito la certificazione Efa (European Financial Advisor) nel 2009 ed Efp (European Financial Planner) nel 2015. Premiato come Top Specialist ai Pfawards 2016 collabora con la rivista Investors (http://www.investors-mag.it).

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