Previsioni sullo S&P500 a che punto siamo ?

Nel post di febbraio (leggi qui) avevamo segnalato che sulla base dello studio degli utili attesi l’indice americano S&P500 (in quel momento quotava circa 2.100 punti) era correttamente valorizzato. Nell’occasione avevamo affermato che per la prosecuzione del trend al rialzo era necessario un aumento degli utili attesi. In caso contrario (come sta accadendo da alcuni mesi con continue revisioni al ribasso degli utili attesi) si sarebbe reso necessario un repricing dell’indice al fine di renderlo di nuovo profittevole per l’investitore di medio/lungo termine.

Nel precedente post scrivevamo:

Dove siamo ora ? In questo momento il mercato vale più degli utili attesi dalle aziende ed è il linea con quelli previsti dagli analisti. Quindi per un investitore non è cosa buona in quanto il prezzo pagato non offre potenziali margini di profitto.

Cosa dovrebbe accadere affinché l’investimento su questo mercato torni ad essere interessante ?
Una di queste due cose:

– che gli utili ritornino a salire (ma gli ultimi dati indicano un rallentamento)
– che il mercato scenda ad un prezzo che renda conveniente l’acquisto (-10/15% ? )

Certo il mercato potrebbe rimanere a questi livelli per alcune settimane o mesi dato che molti investimenti alternativi hanno rendimenti prossimi allo zero, ma prima o poi si dovrà verificare uno dei due scenari ipotizzati per giustificare l’investimento in questo asset.

A questo punto vi chiediamo:

– ve la sentite di rimanere investiti in un asset il cui il rapporto rischio/rendimento potenziale è molto alto?
– cosa accadrebbe se nei prossimi mesi gli utili attesi dovessero essere rettificati al ribasso ? di quanto potrebbe essere il repricing del mercato verso il basso ?

Ed oggi a che punto siamo ?
Il ribasso di questi giorni ha ricreato un minimo di convenienza, ma al momento riteniamo che sia poca cosa. Le continue revisioni al ribasso degli utili attesi non giocano a favore di un trend rialzista del listino e quindi temiamo che per tornare ad essere conveniente sia necessario un ulteriore repricing verso il basso (salvo un aumento degli utili attesi che al momento non riteniamo possibile nel breve termine).

Buona lettura e buon investimento a tutti.

 

SP500 previsioni con utili attesi

 

 

Metodologia.

Alla base di un qualsiasi investimento sta la regola che il prezzo pagato deve essere inferiore al valore futuro che si prevede avrà il bene o l’attività acquistata.
Questo vale anche per i mercati finanziari (anche se spesso molti si dimenticano che acquistare un’azione significa acquistare un’attività reale il cui valore oscilla nel tempo e che dipende dal contesto macroeconomico).

Di modelli per stimare il valore atteso di un mercato azionario come quello americano ce ne sono molti (Capm, Gordon, ecc) ed anche noi nel ns piccolo ci divertiamo periodicamente a calcolarlo.

Gli strumenti utilizzati sono:

– il P/e storico dell’indice S&P500
– gli utili trimestrali attesi sia dagli analisti che dalle aziende che compongono l’indice

Questi dati opportunamente rielaborati vengono trasformati in punti dell’indice e con essi provvediamo a creare due indici:

– il valore che dovrebbe avere il mercato azionario in base al p/e storico e gli utili attesi dalle aziende (linea blu del grafico)
– il valore che dovrebbe avere il mercato azionario in base al p/e storico e gli utili attesi dagli analisti (linea arancio del grafico)

Sovrapposti graficamente all’andamento dello S&P500 (linea rossa) e all’andamento degli utili attesi (area grigia) offrono parecchi spunti di riflessione.

Il primo che l’andamento del mercato azionario è correlato all’andamento degli utili aziendali.
All’aumentare degli utili il mercato azionario cresce e viceversa. Tale evidenza dovrebbe essere ovvia. Se il valore di un’attività (ricordiamoci che quando si acquistano azioni si acquista un pezzo di un’azienda) è data dalla sua capacità di generare redditi l’aumento di questi ultimi dovrà necessariamente farne aumentare il valore.
Purtroppo spesso ci si dimentica di tale aspetto e si ritengono i valori espressi dal mercato prodotti dal caso o manipolati dalle solite “mani forti”. Se nel breve periodo la presenza di operatori speculativi con orizzonti temporali di breve può far pensare che sia realmente così, nel medio lungo il mercato è più razionale di quanto possa sembrare (per fortuna) e il denaro viene investito dove è o si prevede sarà più remunerativo.
Il secondo spunto è che, escludendo il periodo di follia tra il 1998 e il 2000 in cui gli utili erano considerati un optional, i periodi di rialzo dei mercati sono stati caratterizzati da un valore dell’indice inferiore ai valori attesi calcolati sulla base di quanto sopra esposto. Quando nel 2007 il valore di mercato ha superato quello atteso ne è seguito un forte repricing.
Le bolle scoppiano quando un evento (politico, economico) di forte impatto mediatico costringe gli operatori a prendere atto che le valutazioni raggiunte dal mercato sono eccessive rispetto al suo reale valore attuale e futuro. Verificare nel tempo se il mercato esprime un valore coerente può aiutare a prendere le proprie decisioni di investimento.


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