Qual è il miglior momento per investire?

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Una delle domande più gettonate, da parte di clienti e lettori è proprio questa: qual è il momento più opportuno per investire?

La domanda è insidiosa, investire è una attività che riguarda il futuro e come per tutte le questioni che attengono al mondo di domani è molto difficile fornire una risposta univoca e precisa.

John Templeton dribblava la domanda affermando che il miglior momento per investire è quando hai i soldi – semplice ed efficace, ma poco quantitativo –

Del resto, in confidenza, se sapessimo cosa accadrà domani non saremmo qui a lavorare e dissertare, quindi si, la risposta è brutta: non ci è dato di conoscere il futuro MA se ci segui sai bene che è possibile assegnare agli eventi futuri una serie di probabilità, in modo da muoverci con maggiore razionalità.

Se guardiamo attentamente, ogni attività umana è protesa verso il futuro e programmata secondo le stime che facciamo in merito ad esso.
Alcuni esempi valgono più di mille teorie: acquistare un’auto, decidere di avere un figlio, preparare la cena (da mangiare a casa o in giardino?) sono tutti esempi di attività che svogliamo perché abbiamo creato, più o meno consciamente, delle aspettative sul futuro.

In primo luogo… quella di essere ancora in vita domani  😀  e poi una altra serie di pseudo – previsioni meno definitive come quella di rimanere in buona salute, di essere dei buoni genitori, di avere o non avere ospiti a cena e se abbiamo l’impressione che debba piovere o fare bel tempo.

Ma se il futuro è per sua definizione incerto, come facciamo a fare queste stime?

Il cervello dell’uomo ha imparato, nel corso dei millenni, ad effettuare delle previsioni basate sulle probabilità stimate dagli eventi passati.
Il fatto che domani sorga il sole, per fare un esempio estremo, è un evento considerato certo, perché avviene allo stesso modo fin dall’inizio dei tempi, ma anche ad eventi molto meno certi attribuiamo delle probabilità sulla base della nostra esperienza vissuta.

Non sono previsioni vere e proprie (anche in finanza è meglio non farne mai) ma aspettative basate sulla nostra conoscenza degli eventi maturata nel tempo.

E’ sicuramente un grande e sorprendente processo logico, quello che fa il nostro cervello; un processo sofisticatissimo che però non manca di difetti.

Alcuni di questi “bugs” del nostro processo di stima degli eventi futuri sono particolarmente dannosi in ambito finanziario, e uno di essi è quello che ho cercato di riprodurre con il grafico di copertina di questo articolo.

Il nostro cervello è infatti portato a dare una rilevanza maggiore agli eventi più recenti, inoltre pesa maggiormente gli eventi dolorosi rispetto a quelli piacevoli, di pari intensità. Sono effetti molto noti ai ricercatori che si occupano di finanza comportamentale (Uno degli ambiti di indagine che amo maggiormente)

Per questo motivo, a livello istintivo, molte persone potrebbero affermare “Si! Investirei in quel momento” ma al lato pratico i flussi sul mercato dei capitali mostrano come avvenga esattamente l’opposto – ovvero in quei momenti non investe quasi nessuno – perché il dolore e lo spavento provocati da pochi mesi di ribassi possono cancellare completamente la nostra memoria storica e la nostra razionalità.

Una delle cure che possono essere prescritte per questo tipo di ostacolo a processare le esperienze passate viene dalle scienze statistiche e matematiche – che in finanza prendono il nome di finanza quantitativa (l’altra mia grande passione)

Quindi… Cosa c’è di meglio di una bella statistica?

Vediamo cosa ci dicono i numeri analizzati in merito all’opportunità di investire dopo un ribasso del 30%, come quello raffigurato nell’immagine di copertina

 

 

Come ricorda spesso l’amico Fulvio Marchese, investire dopo un ribasso di 30 punti percentuali dai massimi può essere una buona scelta, anche se decisamente contro intuitiva e addirittura dolorosa, per chi è già investito e sta patendo i cali del mercato sulla propria pelle. Mi perdonerà se lo cito con nome e cognome ma quando parlo di automatismi ad investire sui ribassi non posso fare a meno di pensare ai suoi post.

Lo studio riportato in tabella lo ho realizzato calcolando ogni mese dal 1990 al 2018 la performance dell’investimento della durata di un quinquennio (60 mesi) sull’indice S&P500 che rappresenta le maggiori 500 aziende quotate alla borsa di New York

Per chi ci legge la metodologia non è nuova, l’abbiamo utilizzata due settimane fa per analizzare un modello trend following – puoi trovarlo qui  – CLICK

Nell’intervallo considerato si sono verificati 276 intervalli di 60 mesi a rilevazioni mensili di cui 193 si sono concluse con un rendimento totale positivo (senza inflazione e senza dividendi) ovvero il 69,93% di esse

Andando a considerare soltanto gli investimenti effettuati quando l’indice si trovava in un ribasso di almeno il 30% incontriamo invece 36 occorrenze di 60 mesi, delle quali ben 34 si sono concluse positivamente – ovvero il 94,44% del totale. Anche quei due risultati negativi registrati si sono attestati intorno al 15% – molto meno del 35% fatto registrare dalla media di tutte le simulazioni.

Nonostante che la performance del miglior quinquennio non si sia verificata dopo una fase di ribasso prolungato, la media di rendimento di queste osservazioni si è attestata al 70,74% – contro un 53% medio ottenuto dal totale delle osservazioni.

A livello probabilistico quindi, la spinta di terrore che ci tiene lontani dai mercati nelle fasi in cui hanno sofferto di più è una cattiva consigliera e l’osservazione dei dati statistici ci consente di essere più razionali. Ovvero, investire nei momenti in cui l’indice faceva segnare un -30% dai massimi si è rivelato meno rischioso e mediamente più redditizio.

Come puoi constatare dagli altri articoli che pubblico non è l’unico metodo, né si può dire quale sia il migliore; tuttavia è sicuramente utile tenerlo a memoria durante il prossimo calo dei mercati, che non sappiamo quando si verificherà, ma di certo andrà affrontato in modo lucido e razionale

La tabella è stata tratta da un paper che sto scrivendo per conto di una rivista finanziaria. Se ti interessa l’argomento – affascinante – della finanza studiata attraverso i numeri e le statistiche – qua sotto puoi fare richiesta dell’articolo completo. Sarà mia cura inviartelo non appena sarà pronto.

Fabrizio Monge

 


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Fabrizio Monge

Consulente finanziario dal 2001, appassionato di finanza comportamentale, modelli quantitativi e processi di innovazione. Ho fondato il blog www.gestionecapitali.com e collaboro con Investors' Magazine, Italia Funds People e Targatocn con la rubrica #finanzasemplice.

fabrizio.monge
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